Oggi nel
giorno della morte di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta, un piccolo
gruppo di esponenti di Cittadinanza per la magistratura si mette in cammino per andare a portare la
propria testimonianza nell’ultimo paese della provincia di Palermo. Una scelta,
quella di attenzionare la provincia fatta già dallo scorso anno e ricavandone
ogni volta esperienze di notevole entità. Oggi nel ricordo del giudice Paolo
noi siamo andati ad Alimena.
Alimena è un
paesino di circa duemila abitanti, arroccato sui monti madoniti e nel parco
delle Madonie, a circa settecento cinquanta metri sul livello del mare. Circondato
da un paesaggio spettacolare, con i suoi campi coltivati a sementi, che le danno
sussistenza come attività agricola, ed ormai mietuti, si intercalano con ampi
spazi verdeggianti. E’ lunga e distorta
la strada che ci porta fino al paesello madonita, vuoi per la interruzione dell’autostrada
Palermo – Catania, vuoi per la tortuosità del percorso quasi tutto in salita e
strapieno di curve.Sta di fatto che dopo circa un’ora e mezza siamo arrivati,
accompagnati dal caldo e dal sole che non staccava lo sguardo nemmeno per un
attimo dalla nostra macchina. All’arrivo ad Alimena ci accoglie un leggero
venticello di scirocco ed un paese deserto, vista l’ora e visto il caldo. Ci dirigiamo
verso i campetti di calcetto dove è in corso un triangolare tra Alimena, Bompietro,
Resuttano, dove i rappresentanti istituzionali di questi tre comuni limitrofi
si sfidavano a singolar pallone e dove il far play era di ruolo, il tutto
ovviamente sotto un sole accecante che dà la misura di ciò che queste
amministrazioni oggi vogliono dire. Ai rappresentanti di Cittadinanza per la
magistratura, convenuti in questo posto è toccato premiare gli atleti alla fine
delle partitelle. Giovanni Palazzotto vice presidente di CpM ha voluto
sottolineare la validità di questi incontri in questa giornata di memoria,
asserendo che c’è bisogno di dare un calcio alla mafia e ponendo le basi per
far si che negli anni a venire questo evento di incontro tra i cittadini di
questi paesini e CpM, a rotazione avvenisse a ricordo della memoria di Paolo
Borsellino.
Un momento di ristoro ci accompagna verso il dibattito
che si stava allestendo nella piazza centrale a ridosso della chiesa madre. Con
una buona mezz’ora di ritardo, comincia il dibattito che vede presenti al
tavolo dei relatori amministratori e personaggi della società civile e del
volontariato. Moderatrice è l’assessore alla cultura di Alimena, Mari Albanese,
la quale dopo i saluti ed i ringraziamenti di rito ci dà per un momento la cognizione della sua
formazione antimafia con la frequenza di Casa Memoria Impastato e del rapporto
che riuscì a creare con Felicia Bartolotta, mamma di Peppino. Citando Paolo
Borsellino ed una delle sue frasi più celebri chiude la sua introduzione al
dibattito presentando la “Mini Giunta” formata da ragazzini e molto attiva sul
territorio, i quali danno un piccolo ritratto del giudice e degli uomini della
sua scorta. La parola viene data al sindaco di Alimena Alvise Stracci, un
sindaco che si è visto bruciare l’automobile per la sua politica di
intransigenza, descrive cosa significa essere sindaco in un piccolo paese come
Alimena, della povertà che striscia all’interno di questi territori, ed all’occorrenza
ribatte la sua teoria sul salario minimo di sussistenza che servirebbe come
integrazione per le famiglie povere e cosi togliere manovalanza alla mafia. Rivolgendosi
ai ragazzi dice che non è vero che per arrivare c’è bisogno della
raccomandazione, come non è vero che la classe politica è tutta corrotta. Si
può arrivare tramite la meritocrazia cosi come sono arrivati magistrati come
Falcone, Borsellino, Terranova.
L’avvocato
Maria Vittoria Cerami, responsabile dell’associazione CO.TU.LE.VI. (contro
tutte le violenze), risponde alla moderatrice che le pone la domanda se esiste
la mafia nei loro territori. “La mafia esiste si e oggi stare in questa piazza
a sfidarla è un atto di coraggio dimostrando solidarietà verso il sindaco, gli assessori e le forze dell’ordine, quelle
forze che nei decenni passati sono sempre stati additati con il termine sbirro,
ma che adesso dopo le stragi di Falcone e Borsellino, il carabiniere non è più
lo sbirro ma colui che rappresenta lo stato.” Ricorda anche Antonino Vullo, l’unico
superstite di via D’Amelio che vive col rimorso di essere l’unico sopravvissuto
alla strage di via D’Amelio. E’ emozionata l’avvocato Cerami mentre legge un
passo del libro di Gilda Sciortino “Uomini di scorta”, un brano che riguarda l’agente
Claudio Traina perito in via D’Amelio assieme
ai colleghi ed a Paolo Borsellino. Continua leggendo sempre dal medesimo libro
una lettera della mamma di Agostino Catalano rivolta a Totò Riina. Conclude ricordando
i nomi degli agenti che lasciarono la propria vita assieme al giudice Paolo,
chiedendo l’applauso per ogni nominativo.
Vito Lo
Monaco parla di mafia che si annida nell’entro terra siciliano e di
organizzazione criminale mafiosa, che intesse rapporti con le istituzioni e con
l’imprenditoria. “Dopo la morte di Pio La Torre e di Dalla Chiesa venne
istituito il reato di associazione mafiosa e del 41/bis, compresa la confisca
dei beni mafiosi. Devono essere i cittadini a spezzare il connubio tra mafia,
istituzioni ed imprenditoria, ci vogliono regole certe e soprattutto pene
adeguate ai reati mafiosi.”
All’architetto
Giovanni Palazzotto, vice presidente di Cittadinanza per la magistratura, viene
posta una domanda mirata: “In cosa consiste il lavoro che l’associazione che
rappresenta dice di fare sul territorio? “Cittadinanza per la magistratura è
una associazione nata qualche anno addietro con lo scopo di fornire supporto
sociale ai magistrati posti nel mirino della criminalità organizzata. Da
qualche tempo ha cominciato a fare opera di sensibilizzazione all’interno delle
scuole della provincia di Palermo raccogliendo di volta in volta pareri
favorevoli per le storie che vi si raccontano e con l’ausilio di testimoni di
giustizia o di vittime di mafia come anche di magistrati, cercando di collegare
il lavoro che ogni giorno si fa nelle scuole infondendo cultura della legalità.
L’esponente di CpMracconta di quel 25
giugno di ventitre anni addietro e dell’ultimo discorso che Paolo Borsellino
fece nell’atrio di Casa Professa, discorso che è rimasto a testimonianza del
clima che si viveva nel 1992. Nel suo discorso rimarca il fatto che “spesso il
diritto viene elargito sotto forma di favore e di cortesia, e che l’educazione
civica porta a spezzare la sottocultura mafiosa togliendole manovalanza e terreno da sotto i piedi. Il richiedere
favori e raccomandazioni non da futuro alle giovani generazioni. Tantissimo è
stato fatto e tantissimo c’è ancora da fare. La presenza del pubblico oggi è un
fattore sintomatico di positività, la rivoluzione comincia dai cittadini.”
Il dott. De
Francisci, avvocato generale dello stato, ringrazia per l’invito e dice di
essere stato fortunato a lavorare con Giovanni Falcone, giudicandola una
esperienza molto importante. “Dopo le stragi tutto mi è apparso diverso, io mi
sono sentito diverso. La mafia come diceva Giovanni Falcone si può sconfiggere
condannando a pene severe e certe e spezzando il connubio con le istituzioni. Oggi
il mafioso rispetto a qualche decenni fa è facilmente individuabile, qualsiasi
maresciallo dei carabinieri oggi tramite i nuovi strumenti in pochissimo tempo
ha a disposizione tutte le informazioni
sui mafiosi di paese. L’antimafia difficile non si fa a Palermo, ma nei
paesini, dove un nativo sin da piccolo ha avuto contatti con il rampollo
mafioso per il solo fatto che da bambini sono stati assieme a scuola.” Parla poi di coloro che commettono materialmente
gli attentati, le intimidazioni definendoli vigliacchi, accusandoli di portare danni economici ma
anche mentali a chi li subisce. “La politica siciliana non è in grado di di
gestire una regione come la nostra, probabilmente c’è bisogno di rivedere una
certa autonomia.”
Intanto si è
fatto buio, il dibattito è terminato, la moderatrice ringrazia gli intervenuti
ma soprattutto ringrazia il pubblico presente per l’attenzione prestata. Il
piccolo gruppo di Cittadinanza per la magistratura comincia a prendere la via
del ritorno, c’è una pezzo di autostrada da aggirare ed un bel po’ di strada da
fare.
liborio martorana
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